RIFIUTI: NUOVE FRONTIERE PER UN PIANETA SOSTENIBILE

Oceano plastica Quamsi sas

Di fronte al costante aumento dei rifiuti di plastica negli oceani e nei mari, e ai danni che ne conseguono per la nostra salute e per la salute dell’ambiente, la Commissione Europea propone nuove norme per la raccolta del 90% della plastica monouso entro il 2025 (anche con sistemi di cauzione-rimborso); ma soprattutto, entro il 2020 si dovranno ridurre almeno del 30% i 10 prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari d’Europa e gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati, che rappresentano il 70% dei rifiuti marini. Secondo il progetto di direttiva inoltre, i contenitori per bevande in plastica saranno ammessi solo se i tappi e i coperchi resteranno attaccati al contenitore.

Queste nuove regole sono proporzionate e concepite per ottenere i migliori risultati, non a tutti i prodotti infatti si applicheranno le stesse misure: saranno infatti messi al bando i prodotti di plastica monouso per i quali sono facilmente disponibili soluzioni alternative (ad esempio: piatti di plastica, bicchieri e posate, cotton fiok, ecc..), mentre si limiterà l’uso di quelli di cui non esistono valide alternative riducendone il consumo a livello nazionale(ad esempio le bottiglie di plastica monouso).I produttori dovranno poi rispettare requisiti di progettazione ed etichettatura e sottostare ad obblighi di gestione e bonifica dei rifiuti; essi infatti, saranno chiamati a coprire i costi di gestione dei rifiuti per prodotti come i mozziconi di sigaretta, palloncini e attrezzi da pesca in plastica. Altri prodotti come gli assorbenti igienici e le salviette umidificate dovranno avere un’etichetta chiara e standardizzata che indichi il loro impatto negativo sull’ambiente. L’obbiettivo è quello di utilizzare alternative più pulite e salutari per noi e per l’ambiente.

Con queste nuove norme, l’Europa è la prima a intervenire incisivamente su un problema che ha implicazioni mondiali e che ormai è arrivato al suo estremo; i rifiuti di plastica dispersi, infatti, sotto forma di microplastica, finiscono nell’aria che respiriamo, nel suolo, negli oceani e di conseguenza anche nelle nostre tavole, con effetti ancora sconosciuti sulla nostra salute.

È evidente che i rifiuti marini prodotti dall’Unione sono solo una parte di un problema che ha portata planetaria, ma con questa iniziativa l’Unione europea vuole assumere un ruolo guida e mettersi nella posizione per guidare il cambiamento a livello mondiale, attraverso il G7 e il G20.

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